
Per Defence for Children International Italia l’uscita da ENOC conferma una gestione dell’Autorità garante lontana dai diritti dell’infanzia e che segna una regressione per il Paese sui diritti dei bambini e degli adolescenti
Italia
L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, ha annunciato l’uscita dell’Italia da ENOC, la Rete europea dei garanti per l’infanzia che riunisce le autorità indipendenti di oltre 30 Paesi ed è un riferimento riconosciuto dal Consiglio d’Europa. La motivazione dichiarata: la mancata pubblicazione di una sua dissenting opinion sullo statement annuale della rete, approvato a maggioranza, dedicato ai diritti dei bambini e dei ragazzi LGBTQIA+.
La motivazione addotta, però, non esaurisce le ragioni di una decisione che appare sproporzionata e dagli effetti duraturi. Un’autorità di garanzia che dissente ha molti strumenti per farlo: dichiararlo pubblicamente, chiedere una revisione delle regole interne, continuare il confronto dentro la rete. Abbandonare un coordinamento transnazionale, che esisteva prima di questo mandato e che dovrà esistere dopo, significa privare i bambini e le bambine che vivono in Italia di un presidio europeo di tutela. È una scelta grave per il Paese e per la cultura pedagogica e dei diritti che l’Italia ha contribuito a costruire.
Non si può inoltre ignorare il terreno su cui si consuma la rottura. I diritti delle persone minorenni valgono per tutte e per tutti, comprese le ragazze e i ragazzi LGBTQIA+, che sono tra i più esposti a discriminazione, isolamento e violenza. Trasformare la loro tutela in un terreno di scontro ideologico è l’opposto di ciò che la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia chiede a un’autorità garante.
"L’Italia non può permettersi un’autorità garante che si isola dall’Europa - dichiara Pippo Costella, direttore di Defence for Children Italia -. I diritti dell’infanzia non sono una bandiera ideologica: sono un impegno che il Paese ha preso ratificando la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. Chi li deve garantire ha il dovere di stare nei luoghi del confronto, non di abbandonarli”.
Il problema non nasce oggi. Le Regole di Parigi delle Nazioni Unite, che il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia indica come riferimento per le istituzioni indipendenti di garanzia, chiedono procedure di nomina trasparenti, pluraliste e fondate su competenza ed esperienza riconosciute nel campo dei diritti umani. La nomina dell’attuale Garante, decisa d’intesa dai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, non risulta rispondere a questi criteri: nessuna procedura pubblica, nessuna valutazione comparativa, un profilo che non sembra avere esperienza specifica nel campo dei diritti dell’infanzia. Non è una questione di persone, ma di metodo: quando le nomine non seguono criteri pubblici e comparativi, l’indipendenza e il pluralismo dell’autorità ne risultano indeboliti. L’uscita da ENOC è la conseguenza di questa impostazione: un’autorità che dovrebbe essere indipendente e plurale porta anche sul piano internazionale una logica chiusa, lontana dai diritti dell’infanzia nella loro pienezza e nella loro diversità.
Lo stesso approccio ha colpito la partecipazione delle persone minorenni. Il Consiglio nazionale delle ragazze e dei ragazzi, istituito nel 2022 dall’Autorità garante e costruito con fatica insieme a Defence for Children Italia e alla rete di associazioni VoiceNow!, è stato chiuso con una decisione unilaterale e sostituito da un nuovo organismo nell’assenza di qualsiasi consultazione. Una discontinuità che ha interrotto un percorso di partecipazione reale, in cui ragazze e ragazzi da tutta Italia avevano scelto i propri temi e consegnato raccomandazioni su benessere psicologico, parità di genere e divari territoriali, scuola e altre priorità identificata dai giovani componenti del Consiglio. Quando le ragazze e i ragazzi vengono ascoltati davvero, portano visioni aperte e spesso scomode per gli adulti. Un’autorità garante dovrebbe custodire quegli spazi, non ridisegnarli secondo la propria visione.
Data la gravità della situazione, Defence for Children Italia intende segnalare la questione al Comitato ONU sui diritti dell’infanzia. Auspichiamo inoltre che tutte le organizzazioni e gli enti che lavorano con e per bambin* e ragazz* prendano posizione per continuare a tutelare il loro superiore interesse.
Tutto questo avviene in un momento in cui l’infanzia e l’adolescenza in Italia sono spesso usate strumentalmente e trattate con misure securitarie, lontane da una visione pedagogica avanzata e dai diritti e dalle prerogative che dovrebbero guidare ogni politica rivolta alle giovani generazioni. Proprio ora servirebbe un’autorità garante autorevole, indipendente e connessa con le migliori esperienze europee.
Defence for Children Italia chiede:
• che l’Autorità garante riconsideri la decisione e rientri in ENOC;
• che il Parlamento adegui le procedure di nomina dei garanti, nazionali e regionali, alle Regole di Parigi, con criteri pubblici di competenza, indipendenza e pluralismo;
• che si ponga fine alla pratica di di nomine fondate su criteri non trasparenti e non comparativi, che indeboliscono l’indipendenza delle autorità di garanzia
• che sia restituito alle ragazze e ai ragazzi uno spazio di partecipazione nazionale stabile, autonomo e non condizionato.