
Il fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità per l’anno 2025 era stato incrementato nel DDL bilancio con nuovi stanziamenti destinati a promuovere corsi ed attività di formazione nelle scuole sull’educazione sessuale.
L’emendamento non prevedeva l’inserimento dell’educazione sessuale come materia scolastica, aspetto che rende l’Italia tra i pochi paesi Ue a non averlo ancora fatto, ma solo di singoli corsi da attivare temporaneamente. Dopo neanche due settimane, però, è arrivata la retromarcia: “i 500.000 € stanziati dalla legge di bilancio per promuovere i corsi di educazione sessuale ed affettiva saranno invece utilizzati per formare gli insegnanti delle scuole medie e superiori sui temi della prevenzione dell’infertilità”
Questa decisione ha riacceso il dibattito a riguardo. Con il Consiglio d’Europa e l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, ne abbiamo discusso proprio recentemente con alcuni rappresentanti del Consiglio Nazionale delle Ragazze e dei Ragazzi e una delegazione di coetanei venuti dall’Irlanda proprio per esplorare la questione. Dalla discussione emerge che i giovani vorrebbero vedere realizzata in modo comprensivo un’educazione sessuale che sia
Investire sull’educazione emotiva, affettiva e sessuale significa investire sul benessere presente e futuro dei ragazz*, ignorarne invece l’importanza riduce l’accesso ad un’educazione al rispetto di sé e degli altri, al riconoscimento del consenso e alla prevenzione delle violenze.
L’educazione sessuale non va ridotta esclusivamente ai fattori della fisicità, ma pensata come un percorso che aiuta a sviluppare consapevolezza, autonomia, capacità e competenza nelle relazioni per promuovere rapporti positivi nella società.