
Le nuove generazioni chiedono aiuto e partecipazione. Le istituzioni, invece, rispondono con misure punitive.
I recenti episodi di violenza giovanile hanno messo in luce l’incapacità del mondo adulto di affrontare le questioni educative e sociali. Invece di riflettere sulle proprie responsabilità, la politica e i media spesso reagiscono con allarmismo, trascurando i fattori culturali, pedagogici e sociali che determinano i comportamenti dei ragazzi.
Negli ultimi giorni, i fatti di cronaca accaduti a La Spezia hanno riacceso il dibattito pubblico intorno ai giovani e alla violenza, portando con sé proposte che puntano più al controllo che alla comprensione come l’installazione di metal detector nelle scuole.
Ancora una volta, invece di interrogarsi sulle cause profonde del disagio giovanile, il mondo adulto sembra scegliere la via repressiva come unica risposta possibile. Mentre ragazze e ragazzi denunciano ogni giorno la fatica di crescere in una scuola spesso inadeguata, in contesti che non offrono spazi di ascolto né reali opportunità di partecipazione, le istituzioni rispondono con strumenti che trasmettono diffidenza e paura.
La priorità sembra essere quella di “mettere in riga” piuttosto che comprendere, alimentando un clima che allontana ulteriormente le nuove generazioni da luoghi che dovrebbero invece sentire a loro vicini.
È un segnale preoccupante di un mondo adulto che fatica a riconoscere la propria responsabilità e a rappresentarsi come modello credibile. È più semplice etichettare la violenza che riconoscere i fallimenti di un sistema incapace di offrire modelli coerenti e un futuro credibile.
Le misure repressive, invece di affrontare le cause profonde dei comportamenti giovanili, rischiano di aumentare esclusione e isolamento. Parallelamente, strumenti fondamentali di partecipazione diretta come il Consiglio Nazionale delle Ragazze e dei Ragazzi vengono soppressi, privando adolescenti e adolescenti della possibilità di esprimere idee, preoccupazioni e raccomandazioni sulle loro condizioni di vita.
La prevenzione reale passa attraverso l’ascolto, la partecipazione e la valorizzazione delle voci dei giovani. Interventi simbolici o misure di pura sicurezza non sostituiscono il dialogo e l’educazione.
Defence for Children continuerà a impegnarsi perché i diritti siano rispettati sempre, anche per i ragazzi e le ragazze che vivono situazioni di fragilità, che siano vittime o autori di reato. Vogliamo rappresentare quella parte di mondo adulto che li ascolta e li considera parte attiva del proprio mondo.