
L’organizzazione annuncia che segnalerà la questione al Comitato ONU sui diritti dell’infanzia. “Il dissenso su una parte dello statement non giustifica l’abbandono della rete europea dei garanti”
Italia
La Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, a fronte delle forti critiche giunte da più parti ha cercato di spiegare pubblicamente ieri sul sito AGIA perché l’Italia è uscita da ENOC, la Rete europea dei garanti per l’infanzia. Secondo Defence for Children Italia, proprio le sue parole confermano che si è trattato di una scelta sproporzionata e non necessaria.
La Garante lamenta che la sua dissenting opinion sullo statement dedicato ai diritti dei bambini e dei ragazzi LGBTQIA+ non sia stata ammessa. Quel dissenso, però, lo ha poi reso pubblico per intero: la motivazione addotta appare dunque pretestuosa. Nella stessa dichiarazione, inoltre, riconosce come giuste molte parti dello statement, dalla tutela dei minori intersex al contrasto del bullismo e delle discriminazioni. Abbandonare un’intera rete per un dissenso parziale significa privare l’Italia del confronto con oltre 40 autorità indipendenti di 34 Paesi su temi come i minori stranieri non accompagnati, la giustizia minorile e l’ambiente digitale.
Defence for Children Italia non intende entrare nel merito clinico, oggetto di un confronto scientifico ancora aperto. La questione riguarda il ruolo: un’autorità garante rappresenta tutte le persone di minore età, comprese quelle che vivono dinamiche LGBTQIA+, e ha il dovere di restare nei luoghi del confronto. La vicenda riporta inoltre alla luce il problema delle nomine delle autorità Garanti, decise senza alcuna procedura pubblica e lontane dagli standard fissati dalle Regole di Parigi.
Lo stesso approccio ha colpito la partecipazione. Il Consiglio nazionale delle ragazze e dei ragazzi, costruito a partire dal 2022 insieme alla nostra organizzazione e alla rete Voice Now, è stato chiuso con una decisione unilaterale e sostituito da un nuovo organismo.
Un’autorità garante dovrebbe tutelare gli spazi in cui ragazze e ragazzi si esprimono liberamente, non ridisegnarli discrezionalmente secondo la propria personale visione. Per queste ragioni Defence for Children Italia segnalerà la questione al Comitato ONU sui diritti dell’infanzia. Chiede inoltre il rientro dell’Italia in ENOC, nomine dei garanti conformi alle Regole di Parigi e la restituzione alle ragazze e ai ragazzi di uno spazio di partecipazione nazionale autonomo. Auspica, infine, che tutte le organizzazioni e gli enti che operano nel campo dell’infanzia e dell’adolescenza prendano posizione dalla parte di bambin* e ragazz*.
La segnalazione arriva in un momento decisivo. Il Governo italiano dovrà presentare il proprio rapporto periodico al Comitato entro il 15 febbraio 2027 e l’esame dell’Italia dovrebbe svolgersi, in linea di principio, nei sei mesi successivi, anche se i tempi potrebbero allungarsi. In quella sede andrà affrontato non tanto il singolo episodio, quanto il problema che esso rivela: la distanza da un metodo coerente con la difesa e la promozione dei diritti umani delle più giovani generazioni.
"Si può dissentire, anche con forza, senza sbattere la porta" dichiara Pippo Costella, direttore di Defence for Children Italia. "Uscire da ENOC non difende nessun bambino: isola l’Italia e indebolisce la tutela di tutti.”